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Giovane vecchia saggia

Joy Ehikioya
Italiano
Inglese

Arrivando in Italia e vedendo le persone, giornalisti e tutti gli altri, sapevo che ero finalmente in salvo e in buone mani e che le mie sventure erano ormai passate. Mi diedero un modulo da compilare e un giovane giornalista, molto gentile, insisté affinché vedessi un dottore perché gli sembravo instabile.

Mentre compilavo il modulo riuscivo a ricordami solo il mio nome: Azzurra. Non mi ricordavo neanche i miei altri nomi. Mi portarono all’ospedale e medicarono ogni infezione. Mi sottoposero a tutta una serie di test per verificare che non avessi contratto nessun tipo di malattia o virus. Dio stava realmente guardando su di me nei miei giorni più duri. Fui congedata e portata in un campo a Palermo in Sicilia, dove rimasi per una settimana con altre persone che erano arrivate in Italia come rifugiati come me. Si presero cura di me, mi continuarono a medicare finché mi hanno trasferita in Trentino, al nord dell’Italia.

Qui ho incontrato tante persone gentili che si sono prese cura di me e mi hanno fatta sentire protetta. Ho chiesto di essere aiutata da una psicologa perché sapevo che avevo dei problemi psicologici. Me ne è stata assegnata una molto brava, si chiama Angela, e anche un’assistente sociale di nome Francesca. Qualche settimana dopo sono stata trasferita nella città di Trento. Un posto più confortevole che ha reso le mie pene un po’ più sbiadite, anche se so che non spariranno mai completamente. Ma sapevo che stava andando bene, mi sentivo meglio. Potevo incontrare regolarmente Angela, la mia psicologa, e Francesca, la mia assistente sociale.

Ad ottobre ho incontrato il mio assistente legale che mi aiuterà a recuperare tutti i documenti necessari per prepararmi alla Commissione. Mi hanno trasferita ancora, in un appartamento migliore, dove attualmente vivo, con una mamma single e sua figlia. Loro sono diventati per me un po’ come una famiglia. Tutti qui sono la mia famiglia. L’Italia, il Trentino, tutte le persone, gli operatori che lavorano con ogni rifugiato che si trova nella provincia di Trento.

La mia vita è migliorata, dal male al meglio, mi sto prendendo cura di me senza la mia famiglia qui e comincio ad avere amici, veri amici, che possono capirmi. Sono pazienti con me, li amo molto e sono la mia famiglia qui. Sì, sono riuscita a contattare di nuovo la mia famiglia e loro sono molto felici di sapere che sono viva e fuori pericolo. La cosa più importante per loro è che sto meglio, che sto facendo delle visite agli occhi, anche se il mio bisogno più grande è avere la mia famiglia alle mie spalle, qui, con me. Li amo e non smetterò di amare la mia famiglia, mia madre, mio padre e i miei fratelli.

La vita è migliore ora e io sto davvero meglio, ho tante cose meravigliose che mi riempiono le giornate al punto che a volte impazzisco a gestirle tutte. Ringrazio Dio per essermi stato sempre accanto. Una priorità e mai un peso.

Negli ultimi anni, mesi, giorni, ore, minuti e secondi ho scoperto me stessa in un modo grandioso. Ho scoperto e riconosciuto le mie abilità più nascoste e le molte cose che sono capace di fare. Oltre ad essere un’aspirante scrittrice perché i miei genitori mi hanno allenata a scrivere, ho scoperto che mi piace cantare, ballare, dare consigli e, più noioso ma quasi piacevole, ho scoperto di sembrare più vecchia di quello che sono. Mi sento la “giovane, vecchia saggia Azzurra” o la “teenager super sensibile”. Ahahahaha.

Amo davvero la mia vita, nonostante le sfide, e per questo sono grata a Dio e all’Italia per avermi dato la possibilità per una vita migliore qui, dove mi sento totalmente e completamente fuori pericolo. Dove mi sento assolutamente protetta.

Scegliere una carriera o ciò che voglio fare in futuro è un po’ difficile per me, perché ci sono due strade che vorrei intraprendere e so che potrei percorrerle entrambe: scrivere o la politica?

[…]

Dita incrociate, occhi aperti, cuore che batte, mi chiedo cosa il domani e il futuro hanno in serbo per me che, dio lo sa, odio la suspense.

On arriving in Italy and seeing the people, journalists and all I knew I was finally in safe hands and my days of sorrows were almost over, I was given a form to fill by a young journalist who was so nice and insisted I see a doctor because I was looking so unstable, while filling the form I could only remember my surname and my first name Joy Ehikioya I couldn’t remember my other names, I was taken to the hospital and treated against every infection and series of test were done to see if I had contracted some sort of disease but no I was really lucky I had no disease or infection God was really watching over me in my times of difficulties. I was later discharged and taken to a camp in Palermo Sicilia where I stayed for a week withother people who had come to Italy as a refugee just like me I was well taken care of; my treatments continued until I was brought in Trento the northern part of Italy. I met lots of nice people and they cared for me and made sure I was comfortable, I requested for a helping hand in person of a psychologist because I knew I am having psychological problems, a very good psychologist was given to me named Ingrid and also a social assistant was given to me too name[d] Chiara weeks later I was transferred to the main city of Trento a more comfortable place my pains began to fade away though they didn’t go away completely but I couldn’t feel them like I used to before I was getting better having regular meetings with Ingrid my psychologist and Chiara my social assistant. In October I met my legal adviser who was going to help me get all my necessary documents and prepare me for Commission for I was taken to a comfortable and better apartment in Bedollo where I currently stay now with a single mum and her daughter, they have become more like family now and so as Cinformi too.
Cinformi is an organisation who takes care of all the refugees in trentino in collaboration with the Italian government. Cinformi is a body of lots of people, operators working with every refugee in the region (trentino). My life as grown from bad to better I am being taken care of even without my family being here and now I have friends real friend they understand are always patient with me I love them and they are my family now and I also now have contacts with my family and they are so happy to know I am alive and out of danger. I am actually getting better most importantly I have been having visits for my eyes thanks to Cinformi though I am really in great need of my family beside me I love them and won’t stop loving them I mean my real family my mum, my dad, Kelvin, Fortune, Emmanuel, Michael and Segun. Life is better now and I am so getting better I have a lot of wonderful things going on in my life and it’s freaking me out too but I can manage, thanks to God for being by me always. A priority and never a liability.
Now in the past years, months, days, hours, minutes and seconds I have discovered and recognised my hidden abilities so many things I am good at doing apart from being a trained writer because my parents had trained me to be a writer. I have discovered I can also sing, dance, counsel, and most annoying but quite enjoyable I have always acted older than my age Something more like the
“young, old wise Joy” or “supersensitive teenager” ahahahahahah.

I really do love my life despite the challenges so now I am grateful [to] God and Italy has decided or has already given me an opportunity for a new better life here in Italy where I am totally and completely free from dangers, I feel absolutely protected now.

Choosing a career of what I want to do is a bit difficult because I am in between things that I can really do but then I have to pick one, apart from two things I have already decided to do in the future which are “writing and politics”.  […]

Since I started this diary I have not really spoken about my family I honestly prefer not talk about them because that’s an emotion I don’t want anyone to see or get a access to, they hold a huge space in my life, heart, mind, body and soul I miss them every passing second and hope to see them soon because they have been and will always be the source of my natural strength.

Hands crossed, eyes opened, heart beating, wondering what tomorrow and the future holds for me oh God I hate suspense.

Info

Diarista

Joy Ehikioya
23 anni , Nigeria

Questa è una storia di violenze, di superstizioni ancestrali, e ancora di violenze. È anche una storia di emigrazione involontaria, qualcosa di prossimo alla deportazione. È, infine, la storia della riacquisizione del proprio vero nome: reclamato, reimparato.

Ma andiamo con ordine.

Azzurra  – questo il nom de plume scelto dall’autrice – nasce nel 1997 in Nigeria. È l’ultima di quattro figli: due fratelli, una sorella, infine lei. La famiglia non potrebbe essere più completamente felice. Certo, c’è un po’ di preoccupazione, perché l’ultima nata, al pari della sorella, è albina. E in Nigeria gli albini sono malvisti:  emarginati, discriminati, in alcuni casi perfino perseguitati.

Azzurra si accorge presto della sua eccezionalità. I genitori le dedicano attenzioni speciali, cercando di ridurre al minimo i suoi contatti con il mondo esterno; il mondo esterno, dal canto suo, non perde occasione di mostrarle crudeltà. Anche gli altri bambini sono potenzialmente letali, per lei: bullismo, minacce, violenze mascherate da giochi. Anche i bambini, d’altronde, respirano l’aria degli adulti: ed è un’aria di antiche superstizioni, credenze stregonesche che indicano lei, l’albina, come quella sbagliata, quella che “lì non dovrebbe stare”.

Lei, dal canto suo, non ha mai pensato di essere fuori posto. Ha avuto la fortuna – lo ripete più volte, nel suo scritto – di nascere all’interno di una famiglia numerosa e molto unita. Gli altri la emarginano, la discriminano? Cambia scuola, cambia città, ricomincia altrove. Non basta.

Nella storia di Azzurra arrivano i giorni in cui rimpiangere il tempo in cui era “soltanto” emarginata, “soltanto” discriminata. Arriva un giorno in cui un gruppo di fanatici la rapisce e la riduce a oggetto di sacrificio sull’altare di chissà quale folle dio.

Azzurra è tenuta prigioniera. Azzurra subisce ripetuta violenza.

La fuga miracolosa, lanciandosi da una finestra sui cocci di bottiglia, è la triste prefigurazione di quanto avverrà da lì a poco. È scappata dal male per finire nel peggio. Nuove violenze, se possibile più atroci delle precedenti.

Di mano in mano finisce in Libia, viaggiando di notte chiusa nel bagagliaio di un’auto. L’ultimo dei suoi aguzzini ha un pentimento, e decide di aiutarla a recarsi in Italia, non potendo – chissà perché, poi – ricondurla alla sua famiglia in Nigeria.

Chi parte verso l’Europa, specie se donna, ha una certa consapevolezza dei pericoli cui va incontro. Perché oltre alla sete e alla fame del deserto, oltre agli stenti, oltre alle ruberie e ai ricatti dei trafficanti, oltre alla corruzione e alle botte delle guardie di ogni Stato, residua una violenza ad hoc, rivolta a lei in quanto donna. Chi parte mette in conto tutto questo, prega che il caso la salvi almeno dall’essere stuprata.
Azzurra non aveva messo in conto nulla di tutto ciò, perché semplicemente non aveva messo in conto di partire.
Eppure si ritrova in un barcone, e poi in Italia, dove le molte ferite esterne le vengono finalmente medicate. A quelle interne sta tuttora lavorando. Da un po’ di tempo, Azzurra ha ricominciato a chiamarsi Joy, Gioia, che è il suo vero nome, esattamente quello che le spetta.