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Ci hanno caricati tutti per andare barcone

Faiz Farag
Italiano
Arabo

Una notte ci hanno caricati tutti su una macchina per andare barcone stavamo stretti uno grosso era seduto avanti a me ma sulla mia gamba io gridavo che mi faceva male, abbiamo dovuto tornare in dietro mi hanno picchiato perche avevo urlato, passati 3 giorni una notte ci hanno caricati di nuovo sulla macchina io stavo avanti a tutti questa volta siamo arrivati in un posto e da li in piena notte per un ora un ora e mezza per andare a imbarcarci poi prima di prendere il barcone c’era un ragazzo si chiama Mahmod che avevo conosciuto nella settimana che ero li con le galline e mi ha detto che dovevo trovare qualcuno che sapesse nuoto perche tu non lo sai fare e io gli ho detto di fare i fatti suoi io non gli avevo chiesto niente.

Siamo rimasti nascosti vicino l’acqua quando è arrivato il barcone ho corso veloce nella l’acqua e sono caduto sotto c’erano sassi grossi non sabbia mi sono fatto male al ginocchio l’acqua si faceva più alta e ho chiesto a un ragazzo di aiutarmi lui mi ha detto stammi lontano che anche io non so nuotare ma li non toccavo e mi sono preso a lui, stavo annegando e mi buttavo sopra di lui dopo un pò lui e morto ho usato il suo corpo come galleggiante ma dopo il corpo è andato via e io di nuovo affondavo quindi ho cominciato a urlare e bestemmiare.

lingua originale 

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Info

  • Partenza
  • Lingua originale: Arabo
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Diarista

Faiz Farag
20 anni , Egitto

Non si può dire che a Faiz difetti il dono della sintesi. In cinque cartelle condensa una vita che l’ha reso adulto molto presto. Per aiutare la famiglia ha lavorato nei campi dai sette anni, lasciando la scuola; più avanti, in seguito a un incidente del padre, tassista, ha rilevato la sua attività.
Ma i soldi comunque non bastano, e la decisione di partire per l’Italia è supportata dagli stessi genitori.
La traversata del canale di Sicilia è l’ennesimo ostacolo, l’ennesima selezione imposta a chi cerca una vita migliore. Può accadere, ad esempio, che si muoia per pochi metri d’acqua, fallendo il tentativo di salire sul barcone dopo averlo sospinto al largo, mentre là, sulla riva, incombe la polizia libica. Non sono in molti a saper nuotare. Lo abbiamo scoperto, con rabbia e incredulità, quando l’ennesimo peschereccio convertito in nave di trasporto migranti si è arenato a 15 metri dalla riva, a Catania, nell’agosto del 2013: morirono in 6, tutti sotto i 30 anni.
Mentre si affanna in acqua per salire sul barcone spinto dagli altri migranti verso il largo, Faiz pensa solo a sé; e sa che, se non riuscirà a saltarvi dentro, le sue speranze finiranno.
Piuttosto morire, che tornare indietro e finire in qualche prigione.
Il resto è, se possibile, ancora più sintetico. L’arrivo in Sicilia, il trasferimento in Calabria e la fuga dal centro in cui è alloggiato per raggiungere alcuni conoscenti a Firenze, dove tuttora vive. Lapidarie le conclusioni del suo scritto: «Un consiglio. Non lasciate il vostro paese se lasciate il vostro paese e la vostra famiglia starete male».