L’educazione non coincide con l’aula. È un processo continuo che attraversa persone, case, cortili, mercati, luoghi di culto, spazi di lavoro, reti informali. È ciò che si apprende prima della partenza e ciò che si rielabora lungo il percorso; è memoria e reinvenzione insieme.
Include le esperienze di migrazione per studio quindi i percorsi universitari intrapresi all’estero, le mobilità accademiche, le borse di studio, i programmi di scambio e i dottorati. Questi percorsi, spesso percepiti come lineari, sono in realtà attraversati da discontinuità, adattamenti e negoziazioni costanti: l’accesso differenziato alle risorse, le barriere amministrative, burocratiche e linguistiche, il riconoscimento parziale dei titoli, la necessità di ricostruire reti sociali e accademiche.
In questo spazio si intrecciano le lingue parlate, quelle sussurrate e quelle perdute; gli accenti che raccontano geografie; le traduzioni quotidiane (linguistiche e culturali) necessarie per comprendere ed essere compresi; le competenze che restano invisibili perché non certificate.
Comprende la scuola frequentata o interrotta, i corsi di lingua e le scuole coraniche, l’istruzione religiosa, la formazione professionale, ma anche l’apprendimento, l’autoformazione, la trasmissione intergenerazionale dei saperi.