Chi parla per chi? In quali spazi? Con quale legittimità?
La rappresentanza riguarda l’accesso alla parola pubblica e ai luoghi decisionali; la rappresentazione riguarda invece le immagini, i discorsi e le narrazioni attraverso cui persone e comunità vengono descritte, interpretate o semplificate.
Questa categoria raccoglie le esperienze legate alla visibilità e all’invisibilità: l’essere raccontati da altri (media, istituzioni, organizzazioni, politica) e il raccontarsi in prima persona. Include le tensioni tra auto-rappresentazione e rappresentazioni esterne, tra stereotipi e complessità, tra esposizione e protezione.
Vi trovano spazio le riflessioni su chi assume il ruolo di portavoce, su come si costruisce autorevolezza all’interno delle comunità diasporiche, su come si negozia la partecipazione nello spazio pubblico. Si osservano anche le forme di tokenismo, le dinamiche di cooptazione, ma anche le pratiche di presa di parola autonoma, di produzione culturale, di leadership individuale e comunitaria.
La categoria considera la rappresentanza non solo in senso politico-formale, ma anche simbolico: chi viene invitato ai tavoli decisionali, chi compare nei media, chi è consultato come “esperto”, chi resta escluso. E al tempo stesso analizza come le persone migranti costruiscono spesso propri spazi di espressione quali associazioni, collettivi, media indipendenti, arte, attivismo, in presenza e con strumenti digitali, ridefinendo le condizioni della visibilità.