Non giudicate la musica

Nasser è un cespuglio di riccioli neri, che parla come un maturo imprenditore della Brianza ed è innamorato della musica trap. Anche il rap, si, ma è diverso. I laboratori, nell’ambito del progetto Dimmi, organizzati dall’Arci Scuotivento presso il centro Sulè di Agrate han visto Nasser grande protagonista. Soprattutto quelli di poetry slam. Perché Nasser ha la sua passione: scrivere.

“Ho sempre scritto, anche se non so dire perché. Voglio fare trap. Il rap è una specie di canto, un po’ più veloce o un po’ più lenta, non usa il softwere per la manipolazione audio ed è diverso lo stile: cappellino all’indietro, maglietta maniche corte e scialla. La trap invece usa questi softwere, ha dei bit e delle canzoni molto più lente, e i suoni vengono ripetuti, i cantanti – per esempio Sfera Ebbasta – cantano molto più lento. E poi i contenuti, che tutti accusano di violenza, alla fine sono pure intrattenimento.”

Ho sempre scritto, anche se non so dire perché. Voglio fare trap

Una questione di famiglia

Nasser ha le idee chiare, pensa alle cose e ti affronta sfrontato con le sue opinioni, in un flusso costante di parole e pareri, idee e visioni. 

“A me della musica trap piace tutto, impari a spegnere con due o tre frasi quelli che non sopporti. Me l’ha fatta ascoltare mio fratello, ora io la sento più di lui, e ho iniziato a scrivere. Anche lui lo faceva all’inizio, poi ha mollato. Quest’estate, in vacanza, ha preso uno scontrino e ha iniziato a scrivere. Io ho cercato una base trap, poi lui si è annoiato, io no. Ho fatto un brainstorming, una tempesta di idee, ho messo via le cose migliori e ci sto lavorando.”

L'Italia funziona se la fai funzionare

Sembra di parlare con un navigato autore rinchiuso nel corpo di un bambino. “Quando a scuola c’è qualche interrogazione noiosa, che non mi riguarda, mi metto a scrivere. E così metto via idee, materiale. Per poi farci qualcosa. La maggior parte dei trapper scrivono di loro, della loro storia, poi dopo i primi pezzi si buttano su droga e soldi. Anche io penso ai soldi, il mondo va così, ma se tutti fanno questo, io voglio fare qualcosa di originale. E scrivere anche cose vere. In fondo parlano sempre di cose che non fanno, che non pensano, io invece voglio fare una trap della realtà. Perché per esempio parlare sempre male dell’Italia? L’Italia è bella, funziona, se tu vuoi. Io non voglio parlare solo di me, ma di tutti, e tra un immigrato nato qua e un italiano, vorrei dire all’italiano di non fare il figo, perché è facile fare il figlio di papà, almeno aiuta chi ha di meno.”

Parlano sempre di cose che non fanno, che non pensano, io invece voglio fare una trap della realtà

La Palestina è lontana

Nasser è figlio di una coppia palestinese. “Io sono nato a Brescia, papà è nato a Betlemme, ma poi è andato in Giordania, dove c’era mamma, che è palestinese, ma nata in Giordania. Lui fa il carpentiere, lei la casalinga. Papà ci ha sempre parlato della Palestina, ma è troppo complicato, non ci entro in questa questione. Però per lui è importante, ci ha sempre detto che dovevamo sapere. Siam pieni di foto, di quadri. Mi piacerebbe tanto andarci, son curioso, ma anche i parenti di papà son tutti a Dubai e quelli di mamma in Giordania. So che c’è la guerra, con Israele. Quando non ci sarà più la guerra, ci andrò.”

Per un attimo anche Nasser sembra vedere qualcosa più grande di lui. E torna bambino.

“ Mi piacciono le pistole soft air, le colleziono, ma soprattutto amo la collezione di francobolli dche ho ereditato da mio papà. Sono oltre 400, il più vecchio è del 1940. E poi mi piacciono i videogiochi, anzi, mi piacerebbe lavorare con i videogiochi, diventare un produttore o uno sviluppatore. Il mio preferito è Fortnite, anche se i miei si preoccupano per quello che leggono. Come la trap, non è reale la violenza.”

Papà ci ha sempre parlato della Palestina, ma è troppo complicato, non ci entro in questa questione. Però per lui è importante

Liberi di essere liberi

E il calcio? Ancora una volta, Nasser ti lascia senza parole.

“Il mio giocatore preferito è Maradona. Un mostro. Non gioca più e lo hanno rovinato con le droghe, ma è stato il più grandi. Di quelli di adesso mi piace Salah, ma Maradona è Maradona. Io amavo fare l’attaccante, ma mio fratello diceva che ero forte in difesa, papà diceva che ero forte a centrocampo, alla fine mi son stufato. E poi, al campo, è pieno di genitori stressati che non ti fanno divertire, sono sempre pressanti.”

Decido io

E Nasser non è uno che ama essere pressato. “Io penso che ognuno dovrebbe essere libero di fare quel che vuole, ma deve imparare un mestiere. Perché se non hai soldi non conti nulla: si può cambiare il mondo, ma per ora è così. E a me piace imparare, anche dal fornaio, o piccoli lavori, per essere capace di guadagnare qualche soldo, farmi rispettare e pensare ai miei se dovessero avere bisogno. Ma prima di tutto a essere libero.”