Le parole e la fantasia

“Mi prendono in giro perché ogni tanto mi invento parole nuove! Ma sono qui solo da nove mesi, non parlo ancora bene l’italiano! E poi è bello inventarsi le parole. Mi chiamo Stanislava, arrivo dalla Bulgaria, ho 13 anni, ma quasi 14, e vado a scuola qui in Italia. Anche se non mi piace tanto.”

I nuovi inizi

Una cascata di capelli neri, due fossette irresistibili, grandi occhi neri: Stanislava riuscirebbe a farsi capire in tutte le lingue del mondo. In Bulgaria ha lasciato un pezzo della sua famiglia, ma di certo ha lasciato anche la timidezza.

“Non è che non mi piaccia la scuola in generale, ma quella italiana no, non mi piace proprio. Troppe regole. Io ero abituata a fare tutto! Potevo usare il telefono e facevo tante pause. Quando l’ho raccontato ai miei compagni di classe, mi hanno detto che vogliono venire a Sofia! Purtroppo sono sicura che perderò l’anno. Nonostante l’età mi hanno inserita in seconda media invece che in terza e se ora perdo un altro anno…però non è colpa mia! A me piace studiare, ma all’inizio era dura, non capivo niente. Per un po’ mi ha aiutata una signora bulgara, poi nulla. Ho promesso di recuperare, ma mi hanno detto che non posso farlo nell’ultimo periodo. Anche perché prendo sempre le note di condotta per il mio comportamento.” 

A me piace studiare, ma all’inizio era dura, non capivo niente

Il prezzo della lontananza

Dalla Bulgaria all’Italia, un lungo viaggio, tanti cambiamenti. Come è andata?

“I miei genitori sono separati, io sono qui con papà e mia sorella, mentre mia madre e la sorellina più piccola sono rimaste a Mezdra, il nostro paese, vicino a Sofia. E mi mancano tantissimo”, dice, tradendo per la prima volta un’emozione che rompe una voce e un’espressione sempre sorridente e sicura di sé. “Le sento tutti i giorni, su Facebook. La piccola piange tanto. Mia madre è felice per la mia esperienza, ma è anche preoccupata. Le manco tanto e lei manca a me, è difficile stare senza mamma. Prima invece, mi mancava papà. Per qualche anno non abbiamo avuto contatti, era brutto. Poi, dopo tanto tempo, l’ho incontrato per due ore a Sofia e quando ci siamo salutati ho pianto per tutto il tragitto in taxi da Sofia a casa mia. Ora mi manca mamma. Quando finisce la scuola tornerò da loro”, e subito il sorriso solare torna a far capolino.

Le manco tanto e lei manca a me, è difficile stare senza mamma. Prima invece, mi mancava papà.

Il destino e il caso

L’Italia è stata un caso. “Ero venuta a trovare mio padre, con mia sorella, l’estate scorsa. Quando dovevamo andare via era triste e ci ha chiesto di restare. Si vedeva che si sentiva solo, anche se ha una sorella a Brescia. Lavora tanto, fa le consegne per un corriere, cucina, lava la casa, fa tutto da solo e non ha tempo per niente. E allora abbiamo deciso di restare con lui. L’Italia non me l’aspettavo così. Avevo paura, pensavo che nessuno avrebbe voluto socializzare con me. E invece no, e li ringrazio, perché tutti dal primo giorno mi hanno aiutata tanto, sono leali, non sono falsi. Se parlo italiano è grazie a loro che mi hanno aiutato sempre e lo fanno ancora oggi”.

Una nuova avventura

Neanche il tempo di vivere un’avventura che ne arriva un’altra. “Tra qualche tempo ci trasferiremo a Bucarest, in Romania. Mio padre conosce bene il paese, perché lui e mia mamma (anche in Italia per un periodo) hanno lavorato a lungo nel circo. Poi si sono stancati, ma papà conosce bene il rumeno e ci trasferiremo tutti là. Non ho paura, sarà un nuovo inizio. Agrate è un posto bello, non è male, e con la famiglia stiamo ad Umate. Vorrei restare qui, per i miei amici, ma son contenta, anche se fa un po’ paura”, dice Stanislava, ma sorride, come chi è già curioso del nuovo viaggio.

L’Italia non me l’aspettavo così. Avevo paura, pensavo che nessuno avrebbe voluto socializzare con me. E invece no, e li ringrazio.

Una vita fa

In Bulgaria come è la vita? “Mi divertivo tanto con lo sport: ho fatto per quattro anni atletica, poi facevo la majorette, e intanto facevo zumba- anche se solo per tre mesi – e ho fatto boxe per un mese, calcio un po’. Vorrei continuare a fare calcio e boxe! Ma per il resto, il mio paese non mi piace. Solo per il colore della pelle, o perché non sei ricco come loro, ti chiamano zingaro. Sia i compagni di classe che i professori. C’è tanto razzismo contro la minoranza Rom, questo è brutto. Mio papà mi ha sempre insegnato a non aver paura di nessuno e io voglio imparare l’arabo! Per andare in quei paesi e trovare le persone buone che ci sono anche se dicono di no.”

I legami, i ricordi, le lontananze

Stanislava è un fiume in piena e non stupisce che abbia scelto di partecipare al laboratorio di Poetry Slam, organizzato dal centro culturale Sulè di Agrate dall’Arci Scuotivento. “Ho fatto ridere tutti! Mi piace da matti l’improvvisazione, perché amo il rap e il trap. A mio papà canto sempre Soldi di Mahmood, per prenderlo in giro, e lui ride e dice ‘sei tu che da me vuoi solo soldi’. Voglio scrivere la mia musica, la mia storia, e il laboratorio è stato bello. Giocare con le parole e la cosa che mi viene meglio, con tutte le persone che conoscerò nei miei giri. Le mie amiche italiane mi hanno scritto sul diario che non mi dimenticheranno mai, anche io non le dimenticherò, e canterò di tutte le persone che ho incontrato e che mi hanno aiutato.”